Recensione: Il Signore delle mosche

Il Signore delle mosche

Per la nostra rubrica letteraria:

Il signore delle mosche – William Golding (1954)
Età di lettura: dai 15 anni

 

Un ragazzino biondo con indosso la divisa scolastica di una scuola inglese si fa strada nella giungla alla ricerca di altri superstiti: inizia così uno dei romanzi iconici del Novecento inglese. In seguito ad un disastro aereo, nella cornice di un conflitto planetario non identificato, uno sparuto gruppetto di ragazzi di varie età si trova bloccato su un’isola deserta. Il luogo in cui si trovano è un paradiso terrestre, ricco di acqua e di frutti di ogni sorta, dotato di paesaggi mozzafiato e di un mare cristallino. All’inizio tutto sembra procedere per il meglio, ma lentamente la paura comincia ad insinuarsi nelle menti dei fanciulli: sembra che sull’isola si nasconda una terribile bestia… o forse la bestia è qualcosa che si cela nei più profondi recessi del loro animo?

Il Signore delle mosche (titolo che allude in modo chiaro a Satana) è una distopia impietosa e crudele sulla natura umana, che demolisce il mito rousseauiano del buon selvaggio, con la tesi di fondo pienamente pessimista che «l’uomo produce il male così come le api producono il miele».

Lo spunto per il romanzo fu offerto a Golding da un’esperienza personale: mentre lavorava come insegnante di inglese in una scuola elementare, fu testimone di un esperimento didattico che consisteva nel dividere le classi in gruppi per poi farli dibattere tra di loro sotto la supervisione di un adulto. Golding decise di portare all’estremo l’esperimento: durante una di queste discussioni in cui rivestiva il ruolo di supervisore, uscì dalla classe, lasciando piena libertà ai ragazzi. Pochi minuti dopo fu costretto a rientrare prima che la situazione degenerasse in rissa e caos. Per questa ragione saranno proprio dei ragazzi i protagonisti del suo romanzo, che insieme a Il giovane Holden di Salinger divenne una delle opere di riferimento delle generazioni cresciute dopo il secondo conflitto mondiale.

L’opera può essere letta a più livelli (il piano puramente sociologico, e quello spirituale delle conseguenze del peccato originale) ed è dotata di una straordinaria forza, capace di scuotere ancora al giorno d’oggi la coscienza del lettore di tutte le età.