Dove lo sguardo trova quiete – San Pietro da Verona: Credo!

Martirio di San Pietro da Verona

Dove lo sguardo trova quiete, la nostra rubrica di storia dell’arte, vuole presentare ai suoi lettori un’opera di particolare impatto, il Martirio di Pietro da Verona di Giovanni Gasparro.

Pietro Rosini è figlio di due eretici manichei ma fin da piccolissimo, grazie alla sua immensa rettitudine di cuore, riesce a distaccarsi dall’errore genitoriale e a rincorrere e conquistare la Verità della fede cattolica; benché istruito nell’errore, diventa un baluardo della dottrina e, messosi alla sequela di san Domenico di Guzman, diventa poi sacerdote e infine, addirittura, inquisitore.

La travolgente opera di Pietro ottiene risultati insperati: sono innumerevoli le conversioni degli eretici a cui va a predicare.
Premiato con il dono della profezia, lui stesso andrà a circostanziare l’evento del suo martirio, indicando chiaramente anche chi si sarebbe macchiato del suo delitto.

Giovanni Gasparro ha voluto rappresentare nella sua opera tutta la vita di questo santo, semplicemente ritraendo un particolare del suo martirio; troviamo quindi riassunta in un unico “fotogramma” l’intera esistenza di Pietro. La sua vita è simboleggiata dalla mano insanguinata in primo piano, mano di sacerdote che traccia un segno sul terreno, nel momento estremo del martirio. Già colpito a morte dal consesso degli eretici, Pietro ha raccolto le ultime forze e, usando il suo stesso sangue come inchiostro, traccia le lettere del Credo, parola-testimonianza della sua intera esistenza.
Spicca sulla tela la bianca manica dell’abito che ci racconta la sua appartenenza all’ordine domenicano e ne ribadisce la fedeltà fino alla morte, resa grazie al rosso del sangue che adorna il polsino. Lo sfondo del quadro è il terroso suolo ove è già caduto il corpo del santo, la terra è essa stessa la cornice di questo singolo arto insanguinato, terra come altare di immolazione di questa vittima offertasi alla Verità e per la Verità.

Giovanni Gasparro ci ha regalato la possibilità di essere spettatori in prima persona di questo martirio così salvifico: il sangue del santo, che l’artista ha reso vero protagonista del quadro, sembra fecondare la terra ove cade, come la Parola di Verità aveva fecondato il cuore di san Pietro e poi quei cuori degli uomini da lui convertiti.

Nel quadro non ci è raccontato, ma sappiamo che nell’ultimo giorno della sua vita, il santo ha cantato la Sequenza del Victimae Paschali Laudes e quindi fu colpito al cranio da un uomo spuntato dal bosco, ove si trovava con dei confratelli.

In quegli attimi tremendi, san Pietro, che già sapeva che il suo passaggio terreno si stava concludendo, si rivolge a Dio, e a Lui si raccomanda dicendo «In manus Tuas Domine…»; il corpo è già piagato dalla vita spesa nella difficile predicazione, senza mai risparmiarsi; la ferita mortale non fa che stillare sangue, quel sangue che cade sul terreno, copiosamente.
Ogni stilla è come una parola di fiamma del santo che senza paura si abbandona al Padre degli uomini, con un fil di voce, prega e benedice i suoi assassini, e infine, con crudele sforzo, traccia quella parola Credo che è la sua estrema dichiarazione di amore, il suo testamento.

Orgogliosamente ha lottato contro i credi fallaci, si è fatto baluardo di quel Cristo di cui ha voluto rivestirsi completamente, accettando il martirio come somma dichiarazione di amore all’Amore per eccellenza.
San Pietro da Verona non aveva che da dare il suo sangue ancora, e con quello stesso sangue imprime nella terra, come se scolpisse nell’eternità, la sua luce di vita: Credo, Credo, Credo.